Crioterapia
a cura del Dr. Giorgio Betge, chiropratico
Per tanti anni abbiamo creduto nell'applicazione del calore alla parte malata,
tramite l'acqua calda, fanghi, infrarossi o radar, nell'intento d'aumentare
la circolazione sanguigna e di conseguenza accelerare la guarigione. Abbiamo
altrettanto preso nota dei successi terapeutici di Sebastiano Kneipp (1821 -
1897), medico tedesco, che ha curato i suoi malati con bagni e docce freddi.
Ci troviamo davanti alla questione, se fa meglio il caldo o il freddo.
L'esempio della contusione ci dà la risposta: Su livello cellulare troviamo,
dopo l'urto, distruzione e disorganizzazione del tessuto. Segue l'effusione
di plasma negli spazi interstiziali e con le componenti cellulari ematogeni
si forma l'ematoma. La pressione dei liquidi ostruisce il funzionamento dei
tessuti circostanti e stimola così i nocicettori nervosi. Questi segnalano
il dolore ai centri nervosi cerebrali. Un riscaldamento dell'area contusa causerebbe
un'ulteriore
vasodilatazione e facilitazione dell'effusione nei tessuti con effetti di peggioramento
del gonfiore. Il freddo invece, noto come potente vasocostrittore, blocca la
fuoriuscita dei liquidi nei tessuti e conseguentemente il gonfiore. Quando i
tessuti raggiungono la temperatura di 5°C, viene interrotta la conduzione
nervosa e la trasmissione degli impulsi di dolore. C'è anestesia e il
paziente non sente più il dolore.
All'inizio degli anni ottanta, il medico Giapponese Dr. Toshima Yamaouchi ci
ha presentato i risultati delle sue ricerche sull'artrite reumatoide e in particolare
l'effetto della crioterapia ad aria surgelata di 180°C sotto lo zero, applicata
su tutto il corpo. Nelle forme reumatiche l'infiammazione avviene nelle cartilagini
articolari. Il calore che accompagna l'infiammazione stimola le sostanze proteolitiche
nelle sinovie di aumentare le loro attività. Nello stato normale hanno
il compito di pulire le articolazioni, mentre con attività aumentata,
distruggono le giunture. È logico che si deve cercare di abbassare a
livello normale la temperatura intra-articolare per risparmiare la distruzione
delle articolazioni. Nelle articolazioni superficiali questo non pone nessun
problema. Per le giunture che risiedono in profondità del corpo (anca)
ci vengono incontro i fenomeni neurofisiologici con i loro riflessi cuti-viscerali
che trasmettono impulsi vasocostrittori segmentari ed intersegmentari in organi
interni, incluso le articolazioni. L'esempio classico di questo fenomeno è
l'angina pectoris, che viene causato dal raffreddamento del braccio sinistro.
Per raffreddare localmente un'articolazione infiammata, una contusione, una
distorsione, una miosite, una tendinite, un'epicondilite, una periartopatia
omeroscapolare o una gonartrosi, ci serviamo di un'apparecchiatura che soffia
aria surgelata di 35°C sotto lo zero. Il tempo d'applicazione è breve,
tra uno a tre minuti. Il sollievo è immediato nei casi acuti. L'effetto
deve essere mantenuto con l'applicazione d'impacchi d'argilla o ghiaccio a casa.
La crioterapia ad aria surgelata deve essere ripetuta secondo la necessità
del caso. È un mezzo elegante, conveniente e rapido che appoggia il trattamento
chiropratico, per risolvere tanti problemi dell'apparato muscolo-scheletrico.