L'ernia discale
a cura del Dr. Giorgio Betge, chiropratico
Contento di partire in vacanza, un venticinquenne sta per caricare la valigia piena d'indumenti nel baule della macchina, tenendosi lontano dal paraurti sporco, per non rovinare i suoi pantaloni nuovi. In questa posizione, con la valigia alzata lontano dal corpo, con le braccia tese e la schiena rigida, accadde: prima sentì un dolce slittamento tra due vertebre nella colonna vertebrale lombare e contemporaneamente un dolore lancinante alla schiena. Lasciò cadere la valigia, appoggiò le mani sul bagaglio nel baule, toccò con le ginocchia il paraurti e non riuscì ad evitare di sporcarsi i pantaloni! Rimase bloccato in questa posizione senza più potersi muovere. Gli vennero le lacrime dal dolore. Non riuscì più a raddrizzarsi. Si accorse che il dolore, oltre alla schiena si irradiava nella gamba destra fino al tallone, come se venisse morsicato da un cane al piede. Istintivamente toccò la gamba con la mano: la mano sentiva la gamba ma la gamba non sentiva il tocco della mano o solo lontanamente. Cercò di raddrizzarsi - non riuscì - sentì stilettate forti alla gamba. Cercò d'appoggiare la gamba destra - mancavano le forze mentre sulla gamba sinistra riusciva a reggersi. Cercò di saltellare per spostarsi. L'impatto del salto gli procurò dolori immensi lungo tutto il nervo sciatico. S'inginocchiò su tre "zampe" e si trascinò a casa. Non poteva stare coricato di schiena sul letto - doveva stare rannicchiato sul lato. Il dolore era sempre forte. Un analgesico, un antinfiammatorio e un miorilassante prescritti dal medico, chiamato d'urgenza, gli tolsero i dolori acuti per il momento. La vacanza fu rovinata.
Dopo un paio di giorni a letto tutto sembrava normalizzarsi. Appena si alzò, i dolori ritornarono lancinanti e ci vollero 2 ore perchè si attenuassero. Provò ad appoggiarsi su due bastoni. Andò meglio - ma non accettava d'andare in giro sempre con i bastoni! L'effetto degli analgesici diminuiva di giorno in giorno - doveva trovare un'altra soluzione, un nuovo approccio al problema. All'ospedale gli vennero fatte delle radiografie, un TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) e una risonanza magnetica. La diagnosi era chiara: ernia del disco. Il chirurgo, d'accordo con il neurologo, gli prenotò un intervento chirurgico. Disperato dai dolori, il paziente acconsentì all'operazione da effettuarsi fra due settimane.
Nell'aspettare l'appuntamento, rifletteva sulla sua situazione e meditava per trovare un'eventuale alternativa all'intervento. Un amico gli raccomanda il suo chiropratico. Ha paura - no sa a che cosa va incontro. Questo chiropratico, sarà qualificato per toccargli la schiena? Potrà aiutarlo o magari perfino peggiorargli la situazione così che rimanga invalido? In linea di massima, riflettendo, non poteva andare peggio di adesso! L'amico l'assicura: il chiropratico che conosce, è ben qualificato: ha studiato in America e ha dato gli esami di stato oltre che negli USA anche quelli in Europa e in Svizzera. In quest'ultimo paese, come in diversi altri europei, il chiropratico è pienamente riconosciuto da specialista come il fisiatra, l'ortopedico o il neurologo. "Allora proviamo anche questa alternativa prima di sottoporsi ai bisturi" - l'appuntamento per l'intervento rimase però sempre fissato.
Il chiropratico ha ricevuto il paziente d'urgenza. Dopo aver preso nota dell'anamnesi (storia) dell'avvenuto, esamina attentamente la schiena, la statica e la funzione vertebrale, la chinesiologia, i riflessi e segni ortopedici, le radiografie, la TAC e la risonanza magnetica. La diagnosi di sciatica discogenica (ernia del disco) viene confermata. I muscoli paravertebrali lombari che erano gonfi gonfi e tesi vengono rilassati rapidamente con un getto di aria surgelata (-35°C). Dopo si procede attentamente allo sblocco vertebro-discale con la manipolazione chiropratica specifica che riesce perfettamente e senza dolori. Il paziente raddrizza la schiena per la prima volta dopo l'incidente. Per sicurezza viene fasciata la vita con una benda elastica per mantenere una posizione eretta. La sera, a casa, applica un impacco d'argilla sulla schiena per continuare il rilassamento muscolare col freddo. Il giorno dopo è sempre rimasto diritto e non più piegato come gli altri giorni (posizione antalgica), ma ha ancora paura a piegarsi. La muscolatura, alla prossima visita, è rimasta ancora tesa e viene di nuovo rilassata con il getto d'aria surgelata. Adesso l'aggiustamento include anche gli altri segmenti lombari. Per la prima volta il paziente osa chinarsi un pò. Va bene. Tiene ancora la fascia per prevenire mosse sbagliate. Entro una settimana è convinto d'essere guarito senza operazione. Disdice l'appuntamento per l'intervento. Una radiografia in ortostatismo della colonna lombare e del bacino fatta nello studio del chiropratico ha rilevato la causa del danno discale. Una gamba è cresciuta più lunga dell'altra ed ha deformato l'ultimo disco intervertebrale tra la colonna lombare e l'osso sacro. Si tratta di un prestadio dell'erniazione, di una protrusione discale. Un rialzo della scarpa all'altra gamba (quella più corta) ha uguagliato questa assimmetria congenita. Il rialzo nella scarpa e di conseguenza l'addrizzamento della colonna vertebrale dà una certa garanzia, che anche uno sforzo in futuro non potrà più causare un'ernia discale.
Analizzando questo caso più da vicino, ci rendiamo conto che durante la posizione di sollevamento della valigia, diciamo 15kg, con il peso distante dal corpo di 1 metro, si sviluppa una pressione di oltre 700kg sui dischi intervertebrali. Siccome il tessuto discale era già indebolito, degenerato e disidratato, dalla posizione di squilibrio del bacino, non ha più retto la forza supplementare e si è spaccato l'annello del disco che racchiude il nucleo centrale. La massa interna (nucleo), con la pressione sulla colonna vertebrale, venne rovesciata all'esterno del disco ed ha compresso la radice del nervo sciatico che passa in prossimità. Con la manipolazione chiropratica correttiva, che cosa è successo? Il disco si è spostato, ritornando nella sua sede originale o lo scenario più probabile, poteva essere espulso ancora più fuori, in una posizione dove non toccava più una radice nervosa. Così la situazione di un'ernia discale trova una soluzione naturale. Essendo staccata dalle vie nutritive degenera presto e si dissolve disidratandosi. Un'altra situazione possibile, è che la massa del nucleo discale si sposti verso la radice, aumentando la sintomatologia e rendendo inevitabile l'intervento chirurgico. Un'ernia del disco, escluso l'inconveniente di una paresi, dovrebbe essere trattata almeno dai 6 ai 9 mesi prima di un'eventuale operazione. Circa l'80% dei casi di ernia discale potrà venir trattato con successo con metodi di trattamento conservativo, cioè con trattamenti manipolativi e terapie fisiche. Anche dopo un'intervento d'ernia discale, con la recidiva dei sintomi, una cura chiropratica solleverà i dolori. Il risultato di una cura chiropratica è, nella maggior parte dei casi, permanente. Cure preventive, nei casi cronici e instabili, danno protezione da attacchi acuti dolorosi. Perciò si consiglia di fare ogni tanto una visita di controllo...non soltanto dal dentista, ma anche dal chiropratico.